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altNel progetto di turismo responsabile è necessaria anzitutto la fiducia della popolazione ospitante: ottenerla richiede un lungo approccio, intimo, empatico; l’operatore turistico deve essere in grado di ascoltare le esigenze etiche del popolo che valorizza, accostandolo con nonviolenza.

Se si opera in un contesto indigeno, come nel caso qui di seguito esposto di Santiago Atitlán, Sololá, Guatemala, la fiducia che si intende ottenere richiede l’intervento di operatori ben radicati, sensibili alle caratteristiche del territorio e le culture locali: è il caso dell’ONG Africa 70 di Monza, di cui sono collaboratore sia come operatore turistico che come giornalista; nonché dell’ Associazione ADECCAP, costituitasi per la ricostruzione degli insediamenti disastrati dall’uragano Stan, avvenuto nel 2005, e che persegue, oggi, azioni di sviluppo territoriale locale.
Il piano turistico, in via di progettazione, prevede attività compatibili allo spirito del luogo e la cultura degli indigeni Maya Tz’utujil; presso la quale sono sopravvissuti mestieri, costumi, gastronomie, tradizioni e luoghi sacri dei loro progenitori.

Al momento, le attività prevedono esperienze quali la pesca a bordo dei cayuco,con pranzi o cene di pesce su spiagge che costellano la riva del lago; e sempre sulle stesse imbarcazioni si può trascorrere una giornata da tuleros, raccogliendo nel lago Atitlán i fiori di tul, la pianta acquatica materia prima per stuoie e altri oggetti di artigianato di vario genere. Sono in programma visite alle donne Maya che ricavanodalla natura le tinte per le stoffe che tessono; e per loro si andranno a raccogliere le foglie che occorrono a cucinare il patin. Sono incantevoli i punti panoramici (miradores) dai vulcani e gli scorci di certe aree del villaggio; ancor più suggestiva è la visita a Chu’ Tinamit, il luogo sacro dove nacque la cultura Tz’utujil, e in quanto tale riservato ai soli sacerdoti; un sito che la popolazione locale sente pregno di energia spirituale. Chu’ Tinamit sorge su un colle a valle del vulcano San Pedro, conserva le rovine su cui gli indigeni precolombiani pulivano e tagliavano le pietre necessarie alle costruzione di nuove abitazioni ed edifici di culto. Il nome del sito significa “di fronte al villaggio”, quello abitato dalla gente comune.

È prevista anche un’attiva di partecipazione, della durata di un’intera giornata, al lavoro di coltivazione del mais, del caffè e l’avocado. Sempre della stessa durata si potranno fiancheggiare i sarti, negli atelier, lungo la via dell’artigianato, per apprendere qualche trucco del mestiere.

altSono in via di definizione, infine, tour dedicati alla storia più recente dei luoghi, per esempio, della guerra civile; delle comunità devastate dall’uragano e dagli incendi boschivi. Tali itinerari metteranno in evidenza anche aspetti ambientali, che consentano al turista una visione olistica del contesto che visita. Ci si addentrerà anche in zone molto povere dove i vantaggi economici del turismo responsabile contribuiranno ad alleviare permanentemente la miseria di certe popolazioni: è il caso della frazione di Santiago Atitlán, denominata San Antonio Cha’ Caia, ai piedi del vulcano San Pedro.
L’obiettivo è formare guide turistiche all’interno della stessa popolazione, che accompagnino i visitatori alla scoperta del vulcano, delle erbe commestibili, dell’agricoltura e delle difficoltà del contesto in cui vivono: affidare lo sviluppo agli autoctoni significa evitare la spettacolarizzazione della miseria, spesso conseguenza dalla sete di profitto di certi operatori.
La proposta si estenderà a tutti villaggi che costeggiano del bacino del lago: è nostro obiettivo instaurare rapporti con i maggiori attori del turismo responsabile presenti nella regione, per creare un network consolidato che si interessi all’autentica riscoperta delle culture locali.

A breve è previsto un sito internet dedicato a tutti i pacchetti di turismo responsabile, a tutte le attività di ADECCAP e di Africa 70; con eventuale coinvolgimento del turista in attività di volontariato. Verranno anche esposte le caratteristiche principali delle abitazioni di famiglia indigena in cui il turista può alloggiare rispettandone ritmi e usanze.

Contatti:
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